Gestione della TD Risk Based
Come anticipato nel contesto della gestione del portfolio, si ricorda che ogni progetto, programma e portfolio stesso di iniziative, è esposto per intrinseca natura a fattori esogeni ed endogeni di incertezza che denominiamo minacce e opportunità , a seconda del rispettivo impatto negativo o positivo sugli obiettivi progettuali e sulle variabili di prestazione.
Si rende dunque necessaria una proattiva gestione di tali eventi incerti, anche tenendo in considerazione che la gestione dei rischi influenza ed è influenzata da ogni area/macro attivitĂ della gestione del portfolio: es. il ribilanciamento delle iniziative, potrebbe mettere a rischio il rispetto dei tempo per lâaccesso a fondi esterni di finanziamento di progetto; la ripianificazione del portfolio e delle sue sotto-iniziative richiede un riesame e rivalutazione dei rischi presenti in ciascuna; le resistenze - come vedremo in particolare piĂš avanti â degli stakeholder impattati da transizioni digitali/automazioni â costituiscono una fonte di rischio da considerare e che rafforza la necessitĂ di unâadeguata gestione dei rischi.

Di conseguenza, la gestione dei rischi si applica sia a livello strategico, sia di programma, sia di progetto, sia ancora a livello operativo, in funzione del livello di cambiamento introdotto dai risultati dei progetti. I principi guida della gestione dei rischi prevedono per ciascun livello di iniziativa (progettuale e programmatica) di:
Comprendere il contesto progettuale: obiettivi, stakeholder, cultura organizzativa e prassi di riferimento
Coinvolgere le parti interessate
Definire chiari obiettivi di progetto
Sviluppare lâapproccio del progetto alla gestione del rischio
Fornire a cadenza regolare informazioni sui rischi
Definire chiari ruoli e responsabilitĂ nella gestione del rischio.
Lâobiettivo nella gestione dei rischi consiste dunque nellâindividuare, valutare e gestire con azioni preventive o correttive i fattori di incertezza legati al progetto/programma, per migliorarne le possibilitĂ di successo. Per tale motivo, la gestione del rischio deve svilupparsi come attivitĂ cadenzata e iterativa lungo tutto il ciclo di vita dellâiniziativa e appannaggio dei ruoli della governance di progetto/programma.
In primis, come per ogni altra area da gestire nelle iniziative di cambiamento, occorre formalizzare (ovvero pianificare) le modalitĂ con cui i rischi verranno individuati, valutati e gestiti nel ciclo di vita progettuale.
Dunque:

Il piano di gestione dei rischi descrive processi, tecniche di gestione del rischio da applicare e le responsabilitĂ di implementazione del piano stesso. Spesso tali processi e tecniche sono giĂ adottati a livello organizzativo, almeno per la gestione dei rischi legati a cogenze normative come quelli afferenti alla Salute e Sicurezza â nel contesto della Legge 81 â e quelli relativi alla privacy per la gestione e trattamento dati â nel contesto del Regolamento Europeo GDPR.
Il registro dei rischi invece traduce nello specifico contesto di progetto le linee guida censite nel piano di gestione, in modo da consentire in modo trasparente e condiviso agli stakeholder di progetto la registrazione dei rischi di progetto individuati, il tracciamento nel tempo della loro relativa analisi â in termini di impatto e probabilitĂ â, lo stato e le strategie di gestione identificate.
Nel contesto del piano di gestione dei rischi, vengono documentate le attivitĂ di gestione come di seguito visivamente rappresentate:

Identificazione dei rischi - significa individuare:
Contesto, cioè gli obiettivi progettuali a rischio;
Rischi, cioè le specifiche minacce e opportunitĂ riferite al contesto che possono compromettere o incrementare il successo dellâiniziativa.
Tra i rischi trasversalmente insistenti sui progetti rientrano:
Mantenimento e miglioramento dei livelli di servizio
Compliance a standard organizzativi interni
Business continuity
Ottimizzazione/riqualificazione dei processi di lavoro
Compliance normativa
Rispetto delle scadenze contrattuali
ResponsabilitĂ sociale
ResponsabilitĂ ambientale
Risparmio energetico.
A parte questi, quelli inerenti allo specifico contesto progettuale possono essere enucleati attraverso diverse tecniche che includono sia sessioni âcreativeâ di gruppo sia raccolta di fonti interne, tra le quali:
Brainstorming
Analisi documentale
Risk Breakdown Structure (RBS) â Struttura di Scomposizione dei Rischi
Dati storici organizzativi
Parere di esperti (terze parti)
In particolare, è possibile organizzare in forma di categorie i diversi rischi e scomporli in eventi di dettaglio, ricorrendo proprio alla tecnica RBS. Tra le strutture di cui ci si può avvalere a tal fine, utili come punto di partenza per lâindividuazione di rischi specifici a partire dalla macro categorizzazione, troviamo la PESTLE, utile per indagare eventuali rischi strategici â quali, ad esempio, incidenza dellâinflazione sul valore dellâinvestimento, instabilitĂ di indirizzo politico, impatto del progetto e suo output sulla collettivitĂ ecc.; altra RBS, utile per indagare fattori endogeni allâorganizzazione di progetto e correlati alla qualitĂ della gestione del progetto, alle risorse umane e ai rischi tecnici sulla fattibilitĂ e integritĂ della soluzione.
Entrambe, possono essere utilizzate per censire i rischi, utilizzando la prima durante la concezione del progetto e la seconda nel corso della sua pianificazione.


Valutazione dei rischi â significa esaminarne probabilitĂ di accadimento e livello di impatto sugli obiettivi di progetto, al fine di comprenderne lâurgenza di trattamento e lâimportanza per le scelte anche di eventuale ripianificazione di porzioni del progetto.
Si precisa che la valutazione è appannaggio degli esperti di dominio dello specifico rischio: il responsabile di progetto supporta i processi di gestione e sarà anche responsabile di individuare, esaminare e trattare quelli relativi alla tempistica, risorse e budget di progetto, ma per tutti gli altri individuati è necessario che il loro fattore (probabilità * impatto) e la relativa strategia di risposta sia in carico ai responsabili, competenti in materia.
La valutazione serve quindi a dare priorità di trattamento e a supportare la successiva analisi circa la risposta piÚ appropriata, commisurata al fattore del rischio. In tal senso, uno strumento utile per avere una panoramica della complessiva esposizione di rischio del progetto è dato dalla Matrice aggregata di valutazione dei rischi che rapporta in modo visivo i fattori di rischio calcolati rispetto a tutti gli eventi presi in esame nel periodo di riferimento:

In base alle valorizzazioni cromatiche di fattore calcolato, il team di progetto e â in particolare â la governance deciderĂ se, quando e in che modo trattare i rischi a maggior esposizione. Ă bene precisare che le scale di valutazione cosĂŹ come le soglie di esposizione cromaticamente valorizzate, vanno stabilite nel piano di gestione dei rischi, in base alla propensione al rischio organizzativa e alla natura del progetto (complessitĂ , strategicitĂ , cogenza ecc.).
Sulla base dellâesito della valutazione, si avvia la predisposizione delle relative strategie di risposta, almeno per i rischi a maggior fattore (fasce gialle e rosse in matrice).
Pianificazione risposte â significa:
definire le azioni in risposta, al fine eliminare o ridurre le minacce e massimizzare le opportunitĂ ;
bilanciare il costo della risposta (o delle risposte) con lâeventuale danno della minaccia, per capire se vale la pena definire una contromisura per lo specifico rischio;
bilanciare il costo della risposta (o delle risposte) con il profitto dellâopportunitĂ , per capire se vale attivare azioni per accrescere lâopportunitĂ ;
valutare lâeffetto secondario che le risposte possono avere anche sullâambiente esterno al progetto e sugli stakeholder.
Ovviamente, esistono diversi approcci di risposta standard che guidano i titolari di ogni rischio nellâidentificare le risposte appropriate. Tra queste, per la gestione delle minacce, rientrano:
Evitare
Si modificano alcuni aspetti del progetto, come l'ambito, il fornitore, in modo che la minaccia non si verifichi affatto (azzerando in tal modo impatto e âprobabilitĂ â)
Mitigare
Mitigazione della probabilitĂ o dell'impatto della minaccia, attraverso azioni proattive: rappresenta la strategia piĂš frequentemente utilizzata; è il caso dellâutilizzo di un sistema di prioritizzazione dei requisiti che supporta il rapido e condiviso accordo circa le porzioni di progetto/soluzione da post-porre o escludere dallâambito, quando in ritardo; ancora, è il caso della parallelizzazione delle attivitĂ nel piano di progetto per comprimere la schedulazione in previsione di sforamento.
Strategia Alternativa (Fallback)
Si adotta un piano alternativo (reattivo) per le azioni da intraprendere solo nel caso in cui rischio si verifichi in modo da ridurne l'impatto: è il caso dei piani di emergenza per rischi sicurezza o del disaster recovery per i rischi â divenuti eventi fattuali â sulla tenuta delle infrastrutture.
Trasferire
Un terzo si assume una parte (o tutto) l'impatto economico derivante dal rischio: è il caso tipico di unâassicurazione, fidejussione o delle penali imputate nei contratti.
Naturalmente, in base allo stato degli indicatori di pre-allarme che incrementano ad esempio la probabilitĂ di un rischio, il responsabile di progetto darĂ mandato â sentito il parere del titolare del rischio â di implementare la risposta pianificata e registrarne lâesito progressivo sia sul registro sia nel piano di progetto che sicuramente vedrĂ attivitĂ , risorse, tempistiche e budget modificati dallâazione di risposta messa in campo.
Ă utile precisare che lâadozione di approcci adattivi (agile) con rilasci iterativi-incrementali, approcci prevalente nei progetti di trasformazione digitale, riduce di per sĂŠ molti dei fattori di rischio tipici di progetto:
organizzare il piano di progetto in iterazioni â timebox fissi, inamovibili â implica abbattere il rischio di ritardo;
pianificare il dettaglio della delivery (attivitĂ tecniche, requisiti dellâincremento atteso, criteri della qualitĂ sui requisiti) a breve termine dalla delivery stessa (tipicamente, la pianificazione avviene il primo giorno del singolo timebox) significa ridurre lâincertezza relativa alla qualitĂ delle informazioni, alla disponibilitĂ delle risorse;
definire, affinare e implementare i requisiti in modo progressivo â per incrementi â in base alle prioritĂ legate alle esigenze organizzative, consente di gestire dinamicamente ed efficacemente eventuali modifiche, cambiamenti alle esigenze e ai requisiti, senza impattare sullâintera sequenza successiva di lavoro, senza richiedere extra effort ed extra budget. I requisiti prioritizzati di iterazione in iterazione, ovvero quelli ad elevata rilevanza per gli utenti e i loro rappresentanti di interesse verranno qualificati per il timebox e rilasciati in delivery al suo termine; quei requisiti ancora da chiarire, organizzare, sviscerare saranno solo censiti nel documento di raccolta â tipicamente, Product Backlog â per essere successivamente indagati e prioritizzati sia in base alle altre esigenze/requisiti registrati nel Backlog sia in base agli incrementi effettivamente rilasciati al termine delle iterazioni precedenti;
ancora, rilasciare in modo frequente â iterativo/incrementale â consente di valutare rapidamente la qualitĂ e la potenzialitĂ dei benefici attesi dalla soluzione; al contrario, il rilascio dellâintero prodotto di progetto solo al termine dello stesso non consente unâanalisi costi/benefici progressiva e una correlata strategia di gestione del rischio di fallimento dellâiniziativa e del suo investimento;
infine, il ricorso alla struttura fissa delle iterazioni, connotate da risorse fisse allocate per il singolo timebox e a budget fisso, elimina lâincertezza data dalle stime che tipicamente nei contesti predittivi introducono alea: nella gestione âagileâ di progetto, non è piĂš necessario stimare le durate delle attivitĂ tecniche, gli effort delle risorse e commisuratamente elaborare le stime delle voci di costo associate; tali parametri di prestazione sono fissi e inamovibili, lâunica dimensione flessibile è lâambito (cosiddetto âamount of deliveryâ) rilasciabile, stabilito in modo concordato per iterazione in base alle scale di prioritĂ (tipicamente, MoSCoW).
Se lâapproccio adattivo di gestione del progetto riduce o abbatte questi fattori di rischio, è pur vero che esso stesso ne introduce di altri e propri. In particolare:
la presenza e disponibilitĂ temporale costante delle figure di rappresentanza dellâinteresse utente e di strategia organizzativa;
la cultura della comunicazione frequente, osmotica, basata sul feedback, scambio informativo costante e negoziazione;
la disponibilitĂ di risorse umane tecnicamente esperte e responsabilizzate sulla delivery, con effort definito fisso per ogni singola iterazione;
la conoscenza e la prassi consolidata dellâagile âway of workingâ tra i diversi livelli gestione di progetto (direzionale, gestionale e operativo)
rappresentano le principali fonti di minaccia nellâutilizzo dellâapproccio adattivo. Tali fonti vanno dunque indagate allâavvio di progetto, al momento della sua concezione, per capire se e quanto spingere sullâacceleratore della realizzazione tecnica, ricorrendo allâagile âway of workingâ. Per questo â come censito nel Cap. 4 â è necessario condurre una valutazione di rischio specifico sul contesto organizzativo e sul progetto, se si intende adottare lâapproccio adattivo, utilizzando la checklist elaborata ad hoc a tal fine e qui referenziata (cfr. Cap. 4, Tabella 1 - AttivitĂ in Avvio obbligatorie). In base allâesito di valutazione condotto mediante tale strumento, la governance di progetto viene guidata nellâidentificazione di strategie di contenimento dei rischi tipicamente associati agli approcci adattivi, direttamente registrabili nel registro dei rischi di progetto.
Accanto al focus sui rischi e la rispettiva loro gestione rispetto alla scelta degli approcci di governance, vale la pena sottolineare altri due tipici e spesso sottovalutati macro fattori di rischio nei progetti di TD (e non solo), legati alla gestione degli stakeholder impattati e alle resistenze al cambiamento degli stessi rispetto allâadozione del prodotto di progetto.
Censire infatti i rischi legati alle varie categorie di stakeholder impattati dalla soluzione progettuale, che includono tipicamente:
nuove o aggiornate competenze richieste;
revisione dei processi in essere;
aggiornamento delle procedure da adottare;
adeguatezza del dimensionamento dellâorganico per la manutenzione della soluzione post-progetto;
consistenza della documentazione della soluzione per il supporto allâuso della soluzione post-progetto,
è strategico per garantire che lâiniziativa produca i benefici per cui è nata e generi il valore atteso. Non sono queste categorie di rischio vanno individuate alla concezione del progetto e indagate in dettaglio durante la sua pianificazione ma soprattutto vanno valutate ricorrendo a indicatori piĂš strutturati rispetto al calcolo standard del fattore (ProbabilitĂ * Impatti) visto dianzi: in particolare, capire lâimpatto del rischio strategico legato â ad esempio â alla carenza di risorse di supporto o alle resistenze psicologiche e comportamentali degli operatori impattati dai nuovi processi, strumenti e procedure da utilizzare post progetto, è complesso; o, ancora ad esempio, valutare la probabilitĂ della minore produttivitĂ del personale durante una transizione verso una nuova tecnologia (output di progetto) è difficile, se non scomponiamo i target di stakeholder impattati dalla stessa; conseguentemente, valutare lâimpatto di tale minore produttivitĂ prevede di indagare in dettaglio quali processi/attivitĂ potrebbero essere impattati per singolo gruppo di stakeholder. Data questa complessitĂ di indagine, è quindi opportuno dotarsi di una tecnica di valutazione sistemica e piĂš articolata quale quella che presentiamo di seguito, denominata ÂŤStakeholder Impact AssessmentÂť e qui tradotta in ÂŤValutazione di impatto per stakeholderÂť.
Questo strumento può essere utilizzato per comprendere in che modo un cambiamento in unâarea organizzativa può avere un impatto su altre e che tipo di riallineamento strategico potrebbe essere necessario intra-progetto e post-progetto. Partire dalla valutazione degli stakeholder esamina la portata del cambiamento e identifica le persone e le aree chiave che devono essere coinvolte per realizzare il cambiamento:

Il primo step consiste nel descrivere in che modo ogni gruppo di stakeholder è impattato dal prodotto del progetto in termini di competenze, modalitĂ operative, responsabilitĂ , strumenti ecc. ovviamente, propedeutico a tale passaggio, câè lâindividuazione iniziale di ogni gruppo di stakeholder di tipo âutenteâ, inteso come soggetto che:
beneficiario del servizio (es. cittadino a fronte della digitalizzazione di certificati anagrafici)
utilizzerĂ la soluzione per fornire il servizio (es. operatore di sportello)
fornisce supporto informativo/procedurale al beneficiario (es. servizio URP, customer care)
interviene sulla manutenzione ordinaria dellâinfrastruttura (es. servizio IT).
Il secondo step consiste nellâapprofondire lâanalisi del primo step, rivalutando in dettaglio per singolo gruppo di stakeholder la natura specifica dellâimpatto, esaminando le seguenti dimensioni organizzative:
impatto sul ruolo e le responsabilitĂ ;
impatto sulla natura e modalitĂ del lavoro;
impatto sui comportamenti professionali e le performances;
impatto sul flusso di comunicazione, informazione e scambio con attori intra-area e trans-area organizzativa;
impatto sulle conoscenze, abilitĂ e competenze.
Il terzo step conclusivo consiste ora nel poter determinare efficacemente la severitĂ di impatto del cambiamento, ricorrendo agli indicatori di valutazione:
ComplessitĂ (su scala qualitativa, bassa-media-alta): data dal numero di attivitĂ /processi/competenze impattate dal cambiamento;
Copertura (su medesima scala): calcolata sulla percentuale di persone impattate dal cambiamento appartenenti a ciascun gruppo esaminato.
Indagare lâimpatto del cambiamento per singolo stakeholder attraverso questa ottica multidimensionale, supporta la pianificazione di contromisure per la gestione dei relativi rischi (cosiddette ÂŤbarriereÂť al cambiamento), aiutando cosĂŹ a disegnare il piano di gestione del cambiamento, ovvero a organizzare le attivitĂ di accompagnamento al cambiamento organizzativo che dovranno abbracciare lâintera durata del progetto e mantenersi post-progetto, finchĂŠ lâorganizzazione non avrĂ ri-consolidato il proprio modus operandi, adottando in modo efficace e sistematiche le nuove prassi e modalitĂ operative derivanti dal rilascio della soluzione progettuale.
Le attivitĂ dunque identificabili nel piano di gestione del cambiamento organizzativo saranno di natura preventiva (derivanti da questa analisi e dalla proattiva gestione del rischio della resistenza al cambiamento) e saranno volte a garantire la continuitĂ dei servizi durante la transizione della soluzione progettuale, lâutilizzo efficace della soluzione di progetto, lâadozione di nuove procedure, le riduzione delle resistenze al cambiamento di comportamenti e abitudini consolidati, lâacquisizione delle competenze necessarie a fruire e ad adottare la soluzione. La formalizzazione di questa analisi con la âValutazione di impatto per stakeholderâ e le conseguenti strategie di mitigazione dei rischi di resistenza e sfruttamento delle opportunitĂ di cambiamento/miglioramento derivanti dal progetto e dal suo output, rappresentano propriamente i contenuti e la struttura del âPiano di implementazione del cambiamentoâ suggerito tra le misure necessarie durante la pianificazione nel successivo Cap. 4 e richiamato come modello documentale allegato in Tabella 2 - Elenco modelli/strumenti gestione progetto nel Cap. 4.
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